Dispositivi di protezione collettiva

 
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Ambienti a contaminazione controllata (PCL)

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Clean Room per la protezione del prodotto

In alcune applicazioni la sicurezza del “prodotto manipolato” assume una particolare rilevanza, come avviene nell’industria farmaceutica e alimentare, nell’industria elettronica e in talune applicazioni biomediche, come nelle cell farm e le banche di tessuti (osseo, corneale, ecc.) o nella produzione di dispositivi medici sterili. In questi casi oltre alla protezione dell’operatore occorre inserire tutto il processo operativo all’interno di un’area protetta e strettamente controllata per garantire le necessarie condizioni di asetticità al prodotto manipolato (camere bianche o clean room).

 

PCL, per la protezione dell’ambiente e della collettività

Quando il “prodotto manipolato” rappresenta una minaccia per l’ambiente esterno al laboratorio (es. agenti patogeni di III e IV livello di rischio), e per ambiente in questo contesto si sottintende anche la collettività, occorre confinarlo all’interno del locale per impedire, in caso di incidente, la sua propagazione all’esterno. In questi casi si applicano le misure di contenimento fisico previste per il livello di rischio prescritto per il “prodotto manipolato”. Il contenimento viene realizzato mediante gradienti di pressione a cascata dalle zone “pulite” verso quelle maggiormente a rischio di contaminazione, passando dalla pressione atmosferica del primo livello sino alla complessità strutturale e agli elevati valori di pressione negativa del quarto livello (Laboratori di sicurezza e di massima sicurezza microbiologica, PCL 3 e 4, BL3, P3).

 

  • Quali sono le soluzioni impiantistiche adottate nei diversi contesti applicativi ?
  • Che caratteristiche deve avere un laboratorio di sicurezza biologica di tipo 2 ?
  • Quali sono le regole comportamentali previste per un laboratorio PCL3 ?

 

 

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