Dispositivi di protezione collettiva

 
  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Home

Sostituzione filtri HEPA

Stampa

Sostituzione dei filtri assoluti nelle cappe biohazard: dubbi banali e problemi reali


A volte anche le operazioni apparentemente più banali nascondono implicazioni complesse tali da richiedere tutta l'esperienza di un buon tecnico qualificato. Un tipico esempio è la sostituzione dei filtri assoluti, HEPA o ULPA, delle cappe biologiche a flusso laminare e soprattutto delle cappe di sicurezza microbiologica (biohazard).

 

Partiamo dunque dalla banale considerazione che i filtri assoluti non sono affatto uguali tra loro, pur essendo poche le aziende al mondo che producono lo speciale media filtrante.

Le migliori aziende produttrici di filtri assoluti investono in ricerca e sviluppo ingenti capitali per ottenere filtri sempre più performanti, sempre più affidabili e sempre più competitivi, riducendo al minimo gli scarti per difettosità all'origine mediante accurati controlli in fabbrica.
Tale impegno delle aziende leader del settore filtrazione, poche in realtà, è premiato dalle aziende produttrici di cappe biologiche che sono alla costante ricerca di filtri con le migliori caratteristiche e le minori perdite di carico.
Quest'ultimo parametro condiziona non poco le prestazioni delle loro apparecchiature, in termini di omogeneità del flusso unidirezionale, di rumorosità, di consumi energetici e non ultimo, di costi di produzione.

 

Dopo numerose prove, i responsabili R&D delle aziende produttrici di cappe biologiche decidono l'adozione di un filtro con specifiche caratteristiche e prestazioni e sono proprio questi parametri a condizionare il dimensionamento degli altri componenti, come gli elettroventilatori. Le cappe così concepite sono quindi sottoposte a certificazione di tipo (Type Test) presso prestigiosi quanto costosi enti riconosciuti a livello internazionale. Sui cataloghi, nei siti, nelle offerte, nei capitolati e nei collaudi fanno quindi bella mostra i riferimenti alla certificazione ottenuta dopo così attenti studi.

Ma in seguito cosa succede?

Al momento della prima sostituzione dei filtri assoluti, HEPA o ULPA che siano, è molto probabile che la scelta ricada su un filtro dalle caratteristiche similari ma con il prezzo più basso possibile.
Specie se la manutenzione è affidata a enti terzi, é molto elevata la probabilità che la scelta sia basata più sul prezzo che sulla qualità.
Dato che il cuore del sistema sicurezza offerto dalle cappe biologiche sono proprio i filtri assoluti, quello di exhaust per la sicurezza del personale e dell'ambiente di lavoro, quello principale per la protezione del prodotto, è dunque necessario garantire le specifiche indicate nel Type test per non alterare le caratteristiche funzionali della cappa.
Gli aggiustamenti dei parametri effettuati per compensare eventuali carenze di un filtro non performante avranno ripercussioni, nel migliore dei casi, sulla rumorosità della cappa o sulla distribuzione del flusso nella zona di lavoro.
Sull'argomento filtri assoluti sono ancora in tanti ad avere dubbi sul da farsi.
Ogni quanto sostituirli è il dilemma maggiormente diffuso anche se forse è il più semplice da sciogliere: i filtri assoluti si cambiano quando è necessario, ossia quando non superano i test previsti. Cambiarli ogni 5000 ore non ha senso: potrebbe essere troppo tardi o troppo presto.

Dipende dal tipo di cappa, dal tipo di attività svolta al suo interno, dal tipo di ambiente in cui è collocata la cappa (se è un ambiente a contaminazione controllata, come nel caso di clean room o PCL 3, per esempio), dalle scelte strategiche aziendali e così via. Occorre effettuare i controlli periodici sulla base della valutazione di rischio effettuata. C'è ancora chi è convinto che si debba cambiare ogni anno il filtro assoluto di LAF (principale o di mandata) per garantire la sterilità al prodotto, o il filtro primario nelle cappe per chemioterapici per garantire la sicurezza dell'ambiente di lavoro, senza considerare che così facendo si moltiplica per cinque o sei volte il rischio di esposizione del personale tecnico ai contaminanti eventualmente presenti.
Se si decidesse di approfondire autonomamente gli aspetti tecnici relativi ai DPC, in altre parole conoscerne meglio il funzionamento, si potrebbero almeno evitare i condizionamenti, ovviamente interessati, dei fornitori di prodotti e servizi.

Delegare incondizionatamente la manutenzione a terzi senza fornire chiare istruzioni e senza effettuare controlli su quanto effettuato dai prestatori d'opera può comportare costi occulti e uno scadimento del livello di sicurezza, ma è anche un rischio evitabile con un minimo di informazione e di formazione del personale preposto ai controlli e del personale tecnico addetto alla manutenzione.

In un momento di grande attenzione ai costi e alla sicurezza, è dunque importante razionalizzare anche gli interventi di manutenzione preventiva per evitare sprechi e garantire ai lavoratori il miglior livello di sicurezza sui dispositivi di protezione collettiva, le attrezzature più critiche del laboratorio. (Pap)

 

StudioPAP è centro formazione AiFOS

Logo Aifos

Login

La registrazione è gratuita e ti darà accesso all'area riservata con gli approfondimenti.