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Quanto incidono gli arredi tecnici nella prevenzione dei rischi in laboratorio? Se all’apparenza banchi e armadi possono sembrare del tutto ininfluenti, per quanto riguarda la sicurezza in laboratorio il loro ruolo è importante e da non sottovalutare.
Anche l’arredo tecnico ha subito nel corso degli anni una lenta ma significativa evoluzione se si considera che, a differenza della strumentazione analitica, la vita media di un arredo tecnico può essere di alcune decine di anni. Possiamo quindi distinguere almeno tre momenti significativi di questa evoluzione tecnica che inizia negli anni sessanta con l’introduzione di moduli prefabbricati (il concetto di cucina all’americana) per abbattere i costi razionalizzando la produzione e riducendo i tempi di installazione rispetto ai “banconi” tradizionali in legno massello e piani in mattonelle. Negli anni novanta si affacciarono timidamente negli studi di progettazione delle principali aziende del settore i concetti di ergonomia, che pian piano si imposero nelle scelte progettuali per le nuove e numerose linee di arredi prodotte negli anni seguenti. Nell’ultimo decennio l’attenzione dei progettisti s’è invece concentrata sulla funzionalità dei sistemi e sull’organizzazione degli spazi, allo scopo di integrare nel modo migliore la tecnologia emergente con le esigenze degli operatori e gli spazi a disposizione.
Abbandonato il concetto limitante di “banco da laboratorio”, sono stati quindi sviluppati sistemi alternativi di gestione degli spazi, delle utenze, delle superfici utili. Scelta, questa, in parte obbligata dalla veloce trasformazione dell’attività propria del laboratorio, via via che le apparecchiature analitiche si andavano appropriando di ogni funzione e di ogni superficie libera, e in parte dalle norme europee sempre più restrittive per caratteristiche tecniche e prestazioni.
Parlare oggi di “arredi” è quindi limitativo, essendo divenuti essi stessi postazioni di lavoro attrezzate con impianti e servizi complessi e articolati.
Nascono così banchi dotati di quadri a portata di mano, con i comandi e i controlli remoti di apparecchiature installate nel vano posto al di sotto del piano di lavoro, uno spazio dinamico, con mobiletti scorrevoli o spostabili su ruote per facilitare la pulizia, utile per ospitare apparecchiature ingombranti, armadi di sicurezza o frigoriferi.
Da piani di appoggio e da semplici contenitori di stoccaggio dei prodotti chimici, i “banconi” si sono trasformati in strumenti di lavoro e di prevenzione dei rischi in laboratorio.
La sicurezza, dunque. Minor affaticamento fisico, minore stress, minor rischio di incidenti. La disposizione razionale delle mensole, dei quadri servizi, della rubinetteria e delle vaschette di scarico evita manovre pericolose e facilita le operazioni da parte dell’operatore, riducendo il rischio di contaminarsi e di contaminare oggetti e superfici.
Gli armadi stessi si sono evoluti e differenziati in armadi ventilati e filtrati, in armadi ignifughi indispensabili per conservare in sicurezza sostanze volatili e impedirne la diffusione nell’ambiente di lavoro. Una delle principali fonti di contaminazione dell’aria sono i numerosi contenitori disseminati per il laboratorio che liberano vapori nocivi nell’ambiente di lavoro. Riporli in armadi aspirati o dotati di appositi gruppi filtranti, elimina il problema alla fonte e riduce il rischio di esposizione del personale.
La maggiore attenzione verso le esigenze dei lavoratori che operano in laboratorio, in gran parte dettata dalle leggi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, ha spinto i produttori a ricercare sempre nuove soluzioni che uniscono alla semplicità e rapidità di montaggio la praticità e soprattutto la flessibilità d’uso.
Rivoluzionando il modo di concepire il laboratorio di ricerca, negli ultimi anni i produttori hanno quindi abbandonato il concetto statico di “banco da laboratorio” scindendo la parte impiantistica da quella di appoggio, rendendo questo “sistema d’arredo” rapidamente adattabile alle diverse esigenze operative.
Tipico esempio sono i sistemi che hanno tutta l’impiantistica sui montanti dei banchi e il piano di lavoro lasciato completamente libero per la strumentazione analitica, essendo le vaschette di scarico inserite nello spessore dei quadri servizi. L’assenza di vaschette e relativi scarichi sul piano di lavoro ha permesso l’integrazione nella struttura del banco di armadi ignifughi ventilati, di refrigeratori o di generatori di gas puri.
Negli ultimi anni si sono diffusi i moduli porta servizi sospesi a soffitto o “a ponte” al di sopra dei piani di appoggio, questi ultimi solitamente proposti come carrelli più o meno ampi, da posizionare con la strumentazione e le apparecchiature più ingombranti al di sotto delle travi porta servizi in cui sono contenuti gli impianti elettrici, fluidi e gas.
La razionale distribuzione dei servizi facilita il controllo e la migliore manutenzione degli impianti e quindi una maggior sicurezza per chi opera quotidianamente in laboratorio. Basti pensare alla sicurezza elettrica. La disposizione logica delle prese elettriche lungo il piano di lavoro rende più facile e sicura la connessione delle apparecchiature ed evita l’impiego delle micidiali “ciabatte” e delle prese multiple che, se già pericolose in ambito domestico, in laboratorio si trasformano in vere e proprie mine vaganti.
L’ergonomia, intesa come attenzione per l'interazione tra lavoratore e tecnologia utilizzata, e la sicurezza impiantistica sono state certamente un grande passo avanti per rendere il laboratorio un ambiente di lavoro sicuro e funzionale. Ma c’è ancora un aspetto spesso sottovalutato che rende i sistemi di arredo un elemento critico per la sicurezza del laboratorio: la disposizione dei banchi nel locale, il cosiddetto lay-out.
Come può incidere dunque la disposizione dei banchi sulla sicurezza del laboratorio? Sostanzialmente su due livelli: la sicurezza antincendio e le prestazioni dei dispositivi di protezione collettiva.
Per quanto attiene la sicurezza antincendio, la disposizione dei banchi e degli arredi in generale non deve precludere o rendere difficoltosa la fuga del personale in caso di incendio. La distribuzione dei banchi deve consentire sempre una via di fuga per evacuare rapidamente il locale. Così come le distanze tra banchi e tra banchi e pareti dovranno essere sufficienti per garantire libertà di movimento e ridurre il rischio di incidenti.
La distanza tra cappa e banchi, molto importante per garantire il corretto funzionamento delle cappa stessa, è frequentemente un punto dolente in laboratorio. Per motivi pratici, carenza di spazio o esigenze operative, molto spesso non vengono rispettate le distanze necessarie per garantire un corretto flusso d’aria nella barriera frontale delle cappe. In spazi ristretti, basta la turbolenza d’aria creata dal passaggio di una persona davanti alla cappa per causare la fuoriuscita di eventuali vapori nocivi presenti al suo interno, soprattutto se il vetro frontale della cappa è lasciato completamente alzato. Una distanza di almeno 1,5 metri dovrebbe essere lasciata tra il fronte della cappa e il banco o una parete (o armadio) posto di fronte ad essa.
I Dispositivi di Protezione Collettiva, quali le cappe chimiche e biologiche, sono molto sensibili agli influssi ambientali e bastano correnti d’aria minime (superiori a 0,2 m/s) per disturbare la barriera di protezione frontale. Per questo motivo la disposizione dei banchi e degli armadi può influenzare in modo significativo le prestazioni della cappa, creando situazioni di potenziale pericolo per il personale. Una progettazione accurata degli arredi e dell’impianto di ventilazione creerà le migliori condizioni operative che un serio programma di controlli periodici dei parametri di funzionamento delle cappe garantirà nel tempo.
Oltre alla scelta di materiali di prima qualità e al design più o meno accattivante, occorre dunque considerare con attenzione la progettazione del locale per evitare errori che difficilmente potranno essere corretti dopo l’installazione. Spostare una cappa chimica o un banco non sono certo manovre semplici ed economiche. Ma un errore di posizionamento può comportare rischi per la sicurezza del personale. Per questo motivo è importante condividere la progettazione con i tecnici, verificando la conformità del layout non solo per quanto riguarda le esigenze operative dei flussi di lavoro, ma soprattutto per la sicurezza intrinseca del laboratorio. – (Pap)
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